

Una corte lunga e stretta percorsa da due lunghi tappeti rossi quasi ad evidenziare l’importanza delle persone che prima o poi passeranno (questo è un postulato), una corda dorata per separare l’ingresso dall’uscita, una piccola insegna molto luminosa che copre una seconda insegna molto più datata; un cartello che gentilmente chiede alle persone in sosta di tenere un tono della voce moderato: così si presenta agli osservatori il dehors del Ristorante Charter o meglio del Bouillon Chartier: il nome del ristorante deriva dal brodo di carne e verdure che si consumava, agli inizi, sullo stesso bancone. Al tempo era probabilmente considerato il prodromo del pasto veloce che ha conquistato le nostre abitudini alimentari del pranzo. Aperto nel 1896 dai due fratelli Chartier ha saputo attraversare 3 secoli cambiando solo 4 proprietari rimanendo intatto così com’era. Prima delle otto non c’è coda, certo, escludendo i fine settimana. All’ingresso un uomo non molto alto, dalla corporatura bretone e ben vestito (forse era il caso di mettere la cravatta) ti affida alle cure di un cameriere in rondin: camicia bianca, papillon, gilet nero a sei tasche, lungo grembiule bianco e una spilla con un numero. Ci sono giovanotti in cravatta con la propria femme, signorotti dall’aspetto meno formale con i nipotini, gruppi di turisti asiatici con traduttore digitale alla mano. In questo ristorante formalismo e relax convivono come micromondi complementari. Un compendio delle stile retrò: pavimento in cemento verniciato, tovaglie a quadretti bianchi e rossi su tavoli di marmo e gambe in ferro battuto, scaffalature in tubi d'ottone per appoggiare abiti e acquisti, affiche d’epoca, dipinti bucolici, grandi vetrate a quadrettoni, soffitto altissimo fatto d’un immenso solario opaco da cui scendono decine di pale per muovere l’aria. Osservando imbambolato le decorazioni non posso fare a meno di stupirmi davanti al logo del ristorante: due C maiuscole riflesse e incrociate. Si, proprio come il logo di Chanel. Ma il ristorante è stato aperto tredici anni prima dell’iniziativa imprenditoriale di Gabrielle Bonheur Chanel, detta Coco dai suoi amici. Chissà come stanno le cose. Sentirò l’addetto stampa della maison per avere spiegazioni in merito!
Mentre osservo tutta questa meraviglia, mi accomodo al fianco di due ragazze coreane. Curiose di capire cosa le aspetta, tradurranno tutto il menù. Inizieranno ad ordinare quando io avrò terminato da una buona mezzora. Il servizio è rapidissimo: leggi il menù rosso della giornata, ordini i piatti che più ti ispirano (oppure ti affidi alla scelta quotidiana dello chef a 19 euro), il cameriere scrive l’ordine sulla tovaglia (è di carta!) e attendi non più di 6 o 7 minuti. Ordini il caffè, qui non è male, e poi chiedi il conto. Il cameriere si avvicina, scrive al fianco delle portate il relativo costo, effettua tutte le addizioni del caso (sempre sulla tovaglia) e voilà il conto è pronto. Si può pagare con la carta di credito. A costo di sembrare banale, qualunquista e mediocre nel raccontare lo spirito di questo locale mi sento di dire che al Bouillon Chartier entri da turista ed esci parigino. Dimenticavo, prendete le Cotes d'agneau grillees frites a 10,80 euro. Io non le ho provate ma l’aspetto era super.
Bouillon Chartier, Restaurant depuis 1896
7 rue du Faubourg Montmartre
75009 Paris
T 01.47.70.86.29
Servizio continuo dalle 11,30h alle 22h
www.restaurant-chartier.com
1 commento:
L'anno scorso quando cercavamo casa ci avevano proposto di affittare l'appartamento al di sopra del ristorante... Quando abbiamo visto la corte siamo scappati senza nemmeno fare la visita.
Posta un commento