Maestoso, munifico e solenne come pochi altri hotel della capitale francese. Desiderato da Napoleone III per magnificare i progressi del secondo impero francese nell’arte, nell’industria e nella scienza. Manifesto della modernità al servizio dell’Esposizione Universale del 1867, l’Intercontinental Grand Hotel de Paris compirà tra poche settimane il suo 155°compleanno. Questo l’incipit di Monsieur Pascal Bossel, storico e scrittore parigino, per raccontare le mille e una notte del più grande hotel di lusso dell’Exagone passato alla storia. A appena terminato di piovere, giusto una pioggerellina primaverile come capita spesso a Parigi, Bossel è lì fermo sulla scalinata di marmo al 2 di rue Scribe con il suo blaiser blu e la cravatta regimental, dall’aspetto serioso ma dal sorriso bohemien. Mi accompagna à la Terrasse, spazio di luce del Caffè de la Paix in cui businessmen di ogni dove chiudono i grandi contratti dell’economia internazionale. Un luogo surreale di marmo, tappeti e orchidee protetto da una piramide di vetro che punta all’infinito. Minuto dopo minuto mi racconta fatti e aneddoti con una passione e una ricchezza tale da farmi sentire proprio li, accanto all’imperatrice Eugénie durante il giorno dell’inaugurazione, il 2 maggio del 1862, o abbracciato a Mata-Hari prima di una sua esibizione nelle danze dedicate a Shiva nel colossale Salon Operà. Passano ineluttabili davanti ai miei occhi le squadre di lavoro che in soli 18 mesi costruirono il capolavoro dei fratelli Perire, più di 8.000 mq di superficie, 5 km di corridoi, 800 stanze e 65 saloni! Accompagnato dalle musiche dell’orchestra diretta dal Maestro Offenbach, sfoglio il libretto dei servizi dell’hotel e come preso da una irrazionale desiderio infantile ordino ciò che di più inconsueto mi può offrire l’hotel: la più rara tra il milione di bottiglie dell’infinita cantina; un bicchiere di latte della “Vacherie Modèle” dell’Hotel con mucche rigorosamente svizzere, una corsa sul primo ascensore idraulico della storia di Parigi, un ritratto in piena notte dal fotografo dell’hotel disponibile 24 ore su 24, un bagno termale.
Monsieur Bossel con le sue parole mi accompagna in questo viaggio nel tempo. Adesso ci troviamo nel Salone 36, è il 1871 James Gordon Bennet, proprietario del New York Herald affida a Sir Henry Marton reporter all’Herald Tribune la missione di ritrovare il Dott. Livingstone scomparso nelle foreste africane. E poi come in un tornado spazio-temporale passano fugacemente Victor Hugo, Bill Clinton, Emile Zola, Sherlock Holmes, Jodie Foster, Gustave Flaubert, Oscar Wilde, Alain Delon. Ritorno per un istante ai giorni nostri. Con la lentezza di chi si sta gustando una gioia infinita accediamo al Salon de L’Operà. È la sala più illustre della capitale decorata con statue preziose, decorazioni d’oro, marmi e specchi che si riflettono all’infinito. Evoca lo splendore de l’Opera Garnier che verrà eretta solo qualche anno più tardi proprio lì sotto gli occhi dell’hotel tra rue Auber e rue Halévy. Alta 14 metri può ospitare più di 700 persone. Proprio in questa sala un illustre quanto anonimo ospite del Grand Hotel dispose una serata di gala con tutto ciò che di meglio l’organizzazione potesse offrire: filarmonica, esibizioni di teatranti, balletti e pietanze ricercate. Il tutto per due persone. L’indomani l’anonimo cliente chiamò il direttore e ringraziandolo per il servizio disse: “Ho speso un po’, ma alla fine ha detto di Si!”. Ci allontaniamo dalla sala che ospitò i re e le regine di tutto il globo per dare un istante di pace ai 5 sensi. Accappatoio di spugna, ciabattine e dopo tutto questo trambusto emotivo ci rilassiamo nella I-SPA dell’hotel. Ci aspetta il letto fluttuante, l’installazione faro del centro. Il non plus ultra in materia di relax. Mani esperte ci massaggiano con alghe d’altura e applicazioni di fango marino del Mont Saint-Michel, un gommage al sale marino e poi veniamo delicatamente avvolti in una coperta d’acqua a 37 gradi. Come in un grembo materno, sì è immediatamente presi da una incomparabile sensazione di leggerezza e di distensione muscolare e celebrale. Ma non abbiamo ancora finito il nostro tour, una doccia e poi via al Club InterContinental. Questo spazio di lusso e di privilegio estremo è un vero hotel nell’hotel. Al loro arrivo, i clienti del club sono accolti senza passare dalla reception generale. A loro disposizione al quinto piano il salone VIP con vista esclusiva sui tetti di Parigi e sulle grandiose statue dell’Opera. E pensare che al suo esordio questo era l’alloggio della servitù! Qui gli ospiti “de marque” in base alle loro pause lavorative o di divertimento possono ordinare la colazione con i dolci creati dai designer più stravaganti dell’Exagone, bersi un coloratissimo cocktail o surfare in internet per scoprire cosa riserva la capitale.
E finalmente arriviamo al cuore dell’hotel, o meglio ad uno dei 470 cuori dell’InterContinental, la suite Royale. Entro con passo di danza quasi spaventato da tanta cura del dettaglio, affiche d’epoca, oggetti d’arte, tappeti preziosi, cesellature e tanta tanta luce. Mi muovo come un bimbo in negozio di giocattoli eccitato dalle mille attenzioni protagoniste di questi spazio. Orchidee, in ogni dove, preziose lenzuola di lino e un copriletto rosso damascato a far da cornice, scendiletto di una morbidezza inaudita e poi il bagno. Apro la porta, mi appoggio alla vasca d’epoca, centrale rispetto a tutta la stanza. Non è vero, non ci posso credere, apro le finestre e scorgo in bella vista l’ingresso nord dell’Opera. Chiudo gli occhi e provo ad immaginare la sensazione di un bagno tonificante in un giorno di primavera agli occhi della secolare casa dei balletti delle liriche francesi.
Monsieur Boissel capisce il mio stato d’animo e mi ricorda che dobbiamo ancora terminare la visita. Dall’hotel, allora, accediamo direttamente al Caffè de la Paix. Il cafè-restaurant mito di Parigi. Era il 25 agosto del 1944, qui, un giovane al volante di una jeep militare americana entrò in fretta e furia chiedendo al cuoco di preparargli ciò che di più rapido poteva fare. Con la stessa cura che erano abituati a riservare ai migliori clienti, il maitre consegnò un cesto in vimini con il veloce pasto frugale. Scoprirono in seguito di aver preparato il primo pasto del Generale Charles de Gaulle futuro primo presidente della V repubblica francese. Rientro in me, mi giro per guardare le decorazioni degli angioletti con il sigaro alla mano, per segnalare agli ospiti che quella era la sala fumatori e a due passi da me riconosco Jean-Paul Belmondo. Qualcosa del suo sguardo mi rivela che lui, come tutti gli altri ospiti, è di casa in questo surreale quanto concreto paradiso artigianale del lusso francese. Con la stessa naturalezza con cui era incominciata la mia visita, Boissel si congeda ringraziandomi per averlo ascoltato.
2, rue Scribe - 75009 Paris
T +39.1.40073232
legrand@ihg.com
www.paris.intercontinental.com
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