martedì 8 aprile 2008

Parigi segna il Calvario della Fiamma Olimpica


PARIGI – Ieri, 7 aprile 2008, la ville lumiere avrebbe dovuto celebrare il passaggio della fiamma olimpica. La torcia avrebbe dovuto attraversare un percorso di 28 chilometri, portata a turno da 80 tedofori e costeggiare i maggiori siti turistici parigini fino alla sede del Compitato olimpico francese, nei pressi dello stadio Charlety.
Si, certo ma questa volta con circa tremila poliziotti impegnati a proteggere il passaggio. Ciascun tedoforo di turno era protetto da un cordone ambulante lungo 200 metri e composto da 65 poliziotti in moto, 100 sui roller e altrettanti vigili del fuoco corridori. Ma perché tutto questo?
Gli uomini hanno la memoria corta e forse pochi, sicuramente nessuno dei manifestanti contro la fiamma olimpica ricorda chi e perché ha deciso di riorganizzare i primi giochi olimpici dell’era moderna. Allora ecco le origini della fiamma, simbolo dei giochi olimpici.

Era il 23 giugno 1894, ultimo giorno del congresso tenutosi presso l’università Sorbonne di Parigi. Giorno in cui per proposta del barone francese Pierre de Coubertin viene fondato il CIO, il comitato olimpico internazionale. De Coubertin voleva trovare un modo per avvicinare le nazioni, permettere ai giovani del mondo di confrontarsi in una competizione sportiva, piuttosto che in guerra. Ricordiamo che la Francia era uscita sconfitta dalla guerra franco prussiana. Per coloro quindi che non ricordassero la storia, i giochi olimpici nacquero come strumento per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli. Spazio ideale in cui i giovani di tutto il mondo avrebbero potuto confrontarsi in una competizione sportiva leale, piuttosto che in guerra. Il congresso accolse con entusiasmo la proposta di De Coubertin, e stabilì che la I Olimpiade moderna si sarebbe svolta nel 1896 ad Atene, in Grecia, l'antica patria dei Giochi.
Se diamo quindi per buona questa tesi, anche solo per l’interpretazione storica arrivata ai giorni nostri dei giochi olimpici, l’ipotesi di boicottare con ogni mezzo una delle massime espressioni sportive (per manifestare in maniera aggressiva contro la Cina) significherebbe boicottare la pace e la comprensione trai popoli. Capite bene che
senza necessità di un’ulteriore riflessione questa ipotesi non può essere assunta come buona.
Sarà stata l’incapacità del Cio nel ricordare i principi base dei giochi, sarà forse la ricerca della notizia da parte dei media, sarà l’incapacità dei governi dei paesi coinvolti di parlarsi, sarà forse la cecità dei nostri cari amici cinesi -intimi partner nel commercio e nell’industria- o sarà tutto questo che ha contribuito a trasformare una giornata di festa in un simbolico calvario. Stiamo forse utilizzando o meglio strumentalizzando una manifestazione sportiva per condannare una nazione che ha comportamenti irrispettosi nei confronti dei diritti dei propri cittadini e del popolo tibetano? Questa ipotesi mi sembra più ragionevole anche perché così facendo ci laveremmo la coscienza senza ledere interessi e accordi economici con i neo business men di Mao.
Ecco quindi le tappe del calvario.
Alle 12,30 Stéphame Diagana, ex campione del mondo dei 400 m piani scende dal primo piano della Tour Eiffel e dà inizio alla nefasta gita olimpica. Un enorme dispendio di forze e di energie è stato messo sul campo dallo Stato Francese. 3000 poliziotti a protezione della fiamma. 3000 poliziotti per difendere a qualunque costo il simbolo della sportività, dell’impegno, della fatica, della solidarietà.
Trascorsi pochi minuti dalla partenza della fiamma, tre simpatizzanti di Reporter Senza Frontiere salgono a 70 metri d’altezza per appendere sulla Tour Eiffel una bandiera allo scopo di denunciare gli attentati ai diritti dell’uomo in Cina. Fermati e Arrestati !

Dopo circa 20 minuti la fiamma viene “messa in sicurezza” in uno dei bus messi a disposizione dall’organizzazione perché sul percorso ci sono troppi manifestanti pro-tibet e giustamente la polizia vuole evitare uno scontro diretto. Nel frattempo si verificano scontri tra gruppi di sostenitori cinesi e gruppi filotibetani, come li definisce il notiziario della principale rete della tv centrale cinese, Cctv1.
Durante tutto il percorso la polizia si è vista avvicendata ad evacuare gli innumerevoli sit-in che si formavano via via lungo il percorso del bus. Una fatica immane, un supplizio tanto che il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, si vede costretto a cancellare tutte le iniziative legate all’Hotel de ville, sul quale tra l’altro verrà appeso uno stendardo con la scritta: “Parigi difende i diritti dell’uomo ovunque nel mondo”. Alle 17 il corteo olimpico sarebbe dovuto arrivare allo stadio Charléty, ma tutti, media compresi, ne hanno perso le tracce.
E cosa dire delle espressioni dei tedofori? Forse gli unici che hanno davvero compreso il profondo significato della fiamma. L’immagine della delusione. Chissà cosa avrà pensato il tennista Arnaud Di Pasquale accarezzandosi la pin “La Francia per un mondo migliore” quando ha dovuto salire sul bus per concludere il suo percorso… a fiaccola spenta. Chissà perché un giovane sportivo francese, che si è allenato per 4 anni secondo il codice olimpico Citius! Altius! Fortius dovrebbe rinunciare a tutto il suo impegno mentre dovrebbe continuare a portare la maglia della nazionale francese sponsorizzata Adidas? Forse che Adidas non produce le proprie magliette in quel della Cina? Chissà.

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